La salvaguardia del brand e gli scivoloni delle big tech, sentirsi buoni ed esserlo sono due cose diverse

Sto guardando su Amazon Prime l’ultima serie di The Boys. Serie bella, fatta di spunti interessanti, ma essendo un po’ fissata su queste cose mi è saltato l’occhio su una particolarità: usano tutti telefoni Android e computer Windows di svariate marche tra cui Lenovo (per dirne una).

Fin qui nulla di strano avranno sicuramente firmato un accordo con la produzione, esiste però una particolarità e cioè che nella serie nessuno spicca particolarmente per essere un buono con tutti i sacri crismi.

Sappiamo che Butcher, uno dei protagonisti, è l’anti eroe della serie con tanti lati oscuri.

Tutto questo preambolo per dire che i cattivi non sono contemplati nel mondo Apple nemmeno per finta, un moralismo di facciata che fa il paio con la salvaguardia dell’integrità del marchio stesso.

Repòrter Brasil ha scoperto recentemente che grossa parte dell’oro dell’Amazzonia lascia illegalmente il paese per finire in cellulari e computer di Google, Microsoft, Amazon e anche Apple.

Scrive Milano Finanza che  

Parte del metallo giallo proviene dall’estrazione illegale in Amazzonia è passato nelle mani di intermediari e organizzazioni fino a raggiungere i dispositivi dei quattro colossi.

I quattro big Usa sono stati la destinazione finale del prodotto di due raffinerie, l’italiana Chimet e la brasiliana Marsam, “la cui produzione è contaminata dal metallo estratto dalle miniere clandestine”

L’azienda italiana è già indagata dalla polizia federale brasiliana per essere la destinataria del materiale estratto dalle miniere clandestine nella Terra Indigena di Kayapó.

A questo punto della storia viene da chiedersi chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Ma soprattutto il confine è così netto?

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