crop ethnic woman text messaging on smartphone at home
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Perdita di tempo oppure un nuovo modo di socializzare, gli strumenti informatici sono un aiuto?

Qualche giorno fa, il 22 febbraio, è stato lo Sconnesso day. Una festa? No, solo un modo più carino per dirci di non stare attaccati al pc o allo smartphone. Una velleità si dirà, non è del tutto sbagliato. Ogni giorno abbiamo qualcosa da seguire, una notizia importante da non perdere. Poi? Poi rischiamo di diventare come gli zombi della famosa serie tv. Sappiamo tutto di tutto ma la realtà è differente, siamo superficialmente impegnati, andiamo poco a fondo alle cose. Diventiamo i paladini del cancelletto social salvo poi dimenticare il giorno dopo per cosa stavamo combattendo con tanta ferocia. La pagina di Wired che riporta la notizia ci invita a stare abbastanza lontani dalla rete affinché le nostre abitudini rientrino nei ranghi. 

Cosa facevamo un tempo? Prima di tutto uscivamo senza telefono, oggi non potrebbe capitare tranne in una caso di demenza precoce. Il consiglio che ci arriva è di comprarne uno costosissimo che faccia le funzioni base, tornare al 1999 e godersi la vita che non era poi tanto male. Quindi, ci serve un telefono senza tecnologia per essere meno connessi e più produttivi? Non lo escludo, anche se basterebbe impostare qualche filtro nel settore benessere digitale o full immersion per restare lontani dalle tentazioni senza spendere uno sproposito per un telefono di venti anni fa. 

In un video che ho visto recentemente Thomas Frank consigliava di non fare immediatamente ricorso alle macchine, pc o smartphone, se si ha un dubbio o un problema e cercare di risolverlo da sé, il secondo step è quello di chiedere aiuto ad un umano. Un processo che riscontro in alcuni cinquantenni oppure in persone poco avvezze alla tecnologia.

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