woman about to run during golden hour
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Che ne sarà di tutti i dati stoccati in dispositivi indossabili per lo sport? Se scoprono che siamo scarsi ci licenziano?

Il monitoraggio dell’attività fisica va per la maggiore, ed io mi sono già stancata. Negli Stati Uniti Peloton è uno dei maggiori produttori di attrezzi all’avanguardia per il benessere e lo sport, per inciso il presidente del succitato continente usa una bici da camera della stessa marca ma modificata per non far accedere i malintenzionati ai suoi dati. Infatti, i dati che tira fuori sono enormemente personalizzati, ci dice praticamente tutto sulla salute e sul tuo fisico sotto sforzo. Stesso discorso per il tappetino da corsa. Vanno molto di moda, soprattutto se li si abbina a strumenti come conta passi e altri aggeggi simili che ti monitorano la frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo. Mi pongo lo stesso problema come per gli NFT, sono qualcosa di passeggero oppure rimarranno a farci compagnia per molto?  Sono entrambe situazioni che trovo poco spendibile e fumose.

I miei dati sanitari per il mondo. Se qualcuno conosce la mia pressione sanguigna o quanto sono scarsa nei 100 metri è un fatto di poco conto, diventa rilevante quando tutto ciò rimane stoccato per anni in server e magari rubato. Tutti sapranno che faccio schifo nella breve distanza (anche nella lunga) e magari uno psicologo del lavoro interpreterà questa mia caratteristica come l’incapacità a sopportare lungamente lo stress decisionale sul lavoro. Si dirà: fantascienza. Non tanto, oggi interroghiamo Google come fosse l’oracolo di Delfi, domani potrebbero essere ricercatissimi i miei dati sanitari, come quelli di molti altri, di quando ero trentenne e facevo schifo nella corsa come parallelo nella vita lavorativa.

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