DuckDuckGo si posiziona tra i primi posti nei motori di ricerca, segno che la privacy è sempre più apprezzata dagli utenti

Gli scettici sulla privacy hanno dominato troppo a lungo la discussione, è arrivato il momento di cambiare paradigma.” Questa frase fa parte di un’intervista ben più lunga rilasciata dai responsabili di un motore di ricerca sempre più utilizzato: DuckDuckGo (per intenderci quello con l’anatra). Nell’ultimo anno ha registrato dati enormi di affiliazione, una valida alternativa a colossi come Google o Bing. Si legge:

Saranno i consumatori  ad agire per proteggere la loro privacy . Dal lancio di iOS 14.5 ad aprile, l’84% delle persone negli Stati Uniti ha rinunciato attivamente al monitoraggio dopo aver visto il nuovo messaggio mostrato sui dispositivi Apple. Se resa semplice e senza sacrifici, la maggior parte delle persone sceglierà la privacy. 

DuckDuckGo

Nuovi numeri per DuckDuckGo

Negli ultimi 12 mesi il nostro traffico di ricerca mensile è aumentato del 55% e siamo cresciuti fino a diventare il motore di ricerca n. 2 su dispositivi mobili in molti paesi, inclusi Stati Uniti, Canada, Australia e Paesi Bassi. ( StatCounter / Wikipedia ). Non tracciamo i nostri utenti, quindi non possiamo dire con certezza quanti ne abbiamo, ma in base alle stime delle quote di mercato, ai numeri di download e ai sondaggi nazionali, riteniamo che ci siano tra 70-100 milioni di utenti DuckDuckGo

Numeri che fanno ben sperare in un futuro meno tracciante e a nuove pratiche improntate sull’etica. Gli investitori intanto continuano a credere nella bontà progetto, infatti dal 2014 ad oggi le entrate  del motore di ricerca hanno superato i 100 milioni di dollari l’anno. La privacy, per chi crede in questo programma, è pane quotidiano.

La riduzione della raccolta dati e la targhettizzazione degli utenti potrebbe essere controproducente per chi lavora nel mondo del web marketing, però come dice spesso Giorgio Taverniti: un web migliore è possibile, magari lavorando tutti insieme.

Le grandi del tech devono massimizzare i profitti, ok.

Calmierare certe pratiche potrebbe portare ad un miglioramento dell’ambiente e anche, perché no, a delle ottime entrate.  

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