Facebook sta pensando di annullare eventuali spot elettorali per le prossime presidenziali di novembre, ma è la giusta soluzione?

I social media non se la passano benissimo. Twitter è stato hackerato qualche sera fa, argomento che affronterò nei prossimi post. Prima di questi eventi al centro del dibattito erano le regole poco chiare su discorsi d’odio e notizie false. Intanto le presidenziali americane di novembre si avvicinano a grandi passi e la campagna entra sempre più nel vivo. Sotto i riflettori, manco a dirlo, Facebook che sta pensando di non accettare pubblicità elettorali per le prossime elezioni. Qui il dibattito è apertissimo tra chi sostiene che possano aiutare gli elettori a farsi un’idea sul proprio candidato e tra chi ritiene possano essere fuorvianti. Di recente Facebook ha subito molti attacchi a cominciare dai suoi dipendenti molto critici verso la posizione assunta, le associazioni per i diritti civili hanno ribadito che il social blu ha necessità di un sistema che catturi in tempo reale le notizie fasulle. Come se fosse semplice, come se mettere ordine nel far web fosse impresa alla portata.

Qualcosa va fatto

Zuckerberg ha sempre detto che la sua è un’azienda e non fa l’arbitro della verità quindi si è limitato a guardare a differenza di Twitter. I maggiori gruppi democratici hanno detto di non avere avuto alcuna notizia circa l’eventuale sospensione di spot sul social e quindi molto probabilmente punteranno su questo canale di comunicazione.

La preoccupazione del fondatore è proprio questa: che ad essere penalizzati da un eventuale stop potrebbero essere solo i candidati minori. Coloro, cioè, che hanno meno soldi a disposizione e magari grazie ad essi riescono a coprire una grossa fetta di elettori. A questo va aggiunto che, per stessa ammissione di Zuckerberg, le entrate per gli spot politici sono veramente basse.

Il problema rimane

Il candidato democratico Biden ha dichiarato che qualcosa va fatto per arginare il dilagare delle fake news portando l’argomento in area liberal.

Una commissione d’esperti composta da avvocati civilisti dopo un’attenta analisi ha concluso che Facebook da parte sua non ha fatto nulla per proteggere gli utenti da discriminazione e discorsi d’odio. In un bagno di realtà le associazioni dei diritti umani hanno concluso che il ban sulle pubblicità elettorali non serve a molto.