Il boicottaggio a Facebook continua, gli inserzionisti si moltiplicano ma, secondo una ricerca, nessuno sembra accorgersene.  

Il boicottaggio agli annunci Facebook ha raggiunto quota 1000 inserzionisti. Un numero considerevole. Ma, esiste un ma, quasi il 70% degli utenti erano totalmente all’oscuro di questa vicenda oppure, ancora peggio, non avevano una loro opinione in merito.

Greg Sterling ha condotto una ricerca su 1000 utenti statunitensi ponendo quattro scelte:

  • Non ero a conoscenza del boicottaggio
  • Approvo
  • Disapprovo
  • Non sono sicuro di come mi sento al riguardo

Il 38,8% ha dichiarato di non conoscere questo boicottaggio, il 29,4% non ha un’opinione e di conseguenza non conosce affatto l’argomento. Il 19,3% era favorevole e il 12,5% non approva.

Generazione Z

Search Engine Land tramite Google consumer surveys ha continuato la sua ricerca per capire tali scelte anche in ambito demografico. La cosiddetta generazione Z ha visto gli uomini più convinti a portare avanti il boicottaggio rispetto alle donne. I più consapevoli o semplicemente informati su questo argomento erano gli appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni i meno informati erano quelli tra i 45 e 54 anni.

Cosa ne pensano i dipendenti di Facebook

Blind ha fatto un sondaggio su 53 dipendenti del social blu in maniera del tutto anonima per avere il polso della situazione, questi i risultati:

  • 68% alto supporto alle linee dei contenuti dell’azienda
  • 83% supporta la guida di Mark Zukemberg
  • 43% è preoccupato per il boicottaggio dei brand

Conclusioni

La cosa che sorprende maggiormente è il fatto che il 70% delle persone non sia a conoscenza, secondo il sondaggio, della notizia del boicottaggio da parte delle aziende. È la prima cosa che salta agli occhi. La nostra è l’epoca del flusso continuo di notizie ma di fatto la capacità di penetrazione di alcune è decisamente più alto di altre.

Il tema del discorso d’odio e della privacy è relegato esclusivamente in ambiti di nicchia e non arriva al grande pubblico come abbiamo visto, che, sistematicamente lo ignora oppure non lo trova abbastanza ‘indignate’. Auguriamoci che questo sia solo l’inizio di una fase di cambiamenti anche nel mondo social. Più che una speranza un augurio.